Primo pozzo in Burkina Faso
La costruzione dei pozzi sarà un punto fermo nei progetti della Fondazione.
La costruzione dei pozzi sarà un punto fermo nei progetti della Fondazione, costruire un pozzo non vuol dire solo fornire acqua potabile…
Un solo pozzo è in grado di cambiare radicalmente e in modo permanente la vita di molte persone
La disponibilità di acqua, grazie ai pozzi rende possibile l’irrigazione dei terreni, piante che nascono e crescono, l’avvio di attività agricole; animali che possono essere dissetati, l’allevamento diventa possibile…Tutto questo contribuisce a contrastare la fame e la malnutrizione; intere comunità diventano più autonome e indipendenti.
Ancora oggi, purtroppo, a causa dell’uso di acqua sporca, contaminata e non potabile, molte persone, soprattutto molti bambini sono colpiti da malattie gravi e spesso letali.
Ogni giorno donne e bambini sono costretti a percorrere lunghe distanze per procurarsene una quantità minima, spesso appena sufficiente alla sopravvivenza, acqua che non basta certo a garantire le minime condizioni igieniche che restano estremamente difficili e precarie.
Un solo pozzo può fare la differenza per tantissime persone, allevia tutto questo, rende possibile l’inizio di una vita diversa, di una vita nella quale almeno uno dei bisogni primari, il più importante, viene soddisfatto.
Grazie a We Africa to Red Earth che da anni si prodiga per portare aiuto e sostegno al popolo Burkinabé abbiamo avuto la possibilità di finanziare il nostro primo pozzo.
L’intervento sarà realizzato in un’area del Burkina Faso nota come zona rossa, una regione gravemente segnata dalla violenza e dall’instabilità. Si tratta di un territorio in cui, a partire dal 2015, la presenza di gruppi estremisti islamici ha dato origine a una progressiva escalation di attacchina parte di milizie ribelli legate a organizzazioni terroristiche. Questo conflitto ha già causato la morte di migliaia di persone e costretto oltre due milioni di individui ad abbandonare le proprie abitazioni.
Le popolazioni in fuga trovano riparo nei numerosi campi profughi presenti nell’area, dove le condizioni di vita sono estremamente difficili e dove la carenza più grave e urgente riguarda l’accesso all’acqua potabile.
